Cappotto termico e muffa nelle abitazioni: una problematica sottovalutata

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Il cappotto termico è spesso visto come la soluzione ideale per coibentare un edificio, migliorandone nel contempo l’efficienza energetica e riducendo le dispersioni termiche, garantendo così un notevole risparmio sulle bollette.

Tuttavia, dietro l’apparente semplicità e i vantaggi che lo rendono così popolare, si nascondono alcune problematiche significative, che ne compromettono non solo l’efficacia, ma anche la durabilità nel tempo.

Molti esperti del settore hanno infatti sollevato preoccupazioni circa la capacità del cappotto di prevenire realmente la formazione di muffa, soprattutto quando la sua applicazione non viene eseguita correttamente.

Attenzione, quindi: non ci stiamo riferendo alla totalità dei cappotti termici realizzati in Italia, ma in particolar modo a quei lavori mal eseguiti (spesso da ditte che, pur di prendere più lavori possibili, tolgono qualcosa sul piano qualitativo, in particolar modo nella scelta dei materiali isolanti migliori e realmente adatti per l’edificio in esame).

Cappotti termici mal eseguiti = pareti soffocate!

La questione riguarda principalmente la traspirazione delle pareti: un edificio “soffocato” da un cappotto termico di pessima qualità, che non consente la naturale circolazione dell’aria, può sviluppare fenomeni di condensa, che col tempo portano alla proliferazione della muffa.

Come affermano molti esperti del settore, il vero problema risiede nel fatto che un cappotto termico, mal applicato o non adeguatamente progettato, può “soffocare” letteralmente l’edificio, trasformando quello che dovrebbe rappresentare un investimento per il comfort in un inaspettato punto di debolezza.

La muffa non è soltanto un problema estetico o superficiale.

Quando le pareti non traspirano, la muffa penetra in profondità nelle strutture, causando danni irreversibili e compromettendo l’efficienza dell’isolamento.

Questo fenomeno diventa particolarmente pericoloso quando si combinano materiali isolanti scadenti con una ventilazione inadeguata all’interno delle abitazioni.

Una casa ben coibentata dovrebbe, paradossalmente, “respirare” per evitare questo tipo di problemi, ma il cappotto termico spesso non consente un ricambio d’aria sufficiente.

Di conseguenza, i residenti si trovano costretti ad aprire frequentemente le finestre, anche in inverno, vanificando il risparmio energetico che l’isolamento avrebbe dovuto garantire.

L’idea di un edificio ermeticamente sigillato, sebbene allettante dal punto di vista energetico, può dunque rivelarsi una trappola, per chi cerca il vero benessere abitativo, trasformando il comfort desiderato in una continua lotta contro la condensa e la muffa.

La problematica della scarsa qualità nell’esecuzione dei lavori

Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla qualità dell’esecuzione dei lavori.

Anche se la tecnologia per realizzare cappotti termici efficaci è disponibile, il rischio di interventi mal eseguiti è concreto, soprattutto in contesti in cui la domanda di questi lavori è aumentata notevolmente negli ultimi anni, complice anche la spinta del Green Deal e delle agevolazioni fiscali.

Molti operatori del settore segnalano come, affidando i lavori a ditte non specializzate, si corre il rischio di vedere compromessa l’efficacia del cappotto.

In particolare, l’uso di materiali isolanti non certificati o l’applicazione superficiale del sistema possono portare a gravi problemi strutturali, tra cui la formazione di crepe e distaccamenti.

Secondo alcuni esperti, questi interventi, se non eseguiti a regola d’arte, rischiano di vanificare l’intera operazione di riqualificazione.

Inoltre, anche il tema della durabilità del cappotto termico è spesso sottovalutato.

Alcuni professionisti del settore sottolineano che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, un cappotto termico può avere una durata limitata, specialmente se non viene curato con la dovuta attenzione.

Tecnicamente, un lavoro ben eseguito dovrebbe garantire una durata nel tempo di almeno 30-40, diversamente questo lasso di tempo può ridursi drasticamente!

In particolare, le infiltrazioni d’acqua e le fessurazioni che si formano col tempo possono ridurre l’efficacia di un cappotto e richiedere interventi di manutenzione entro pochi anni dall’installazione.

A rendere più complessa la questione è l’assenza di un obbligo di certificazione per i lavori di coibentazione in Italia.

Assenza di obblighi di certificazione per interventi di coibentazione

Nonostante l’importanza di questo tipo di intervento per il miglioramento dell’efficienza energetica, i lavori di installazione del cappotto termico non richiedono una certificazione che ne attesti la qualità (e questa cosa vale anche per quegli interventi ai quali vengono riconosciute delle detrazioni fiscali!).

Questo è particolarmente preoccupante se si considera che interventi mal eseguiti possono non solo compromettere la funzionalità del cappotto, ma anche aumentare il rischio di deterioramento precoce.

Gli esperti del settore chiedono una maggiore regolamentazione e controlli più stringenti per evitare che lavori eseguiti senza i dovuti criteri possano vanificare gli obiettivi di risparmio energetico prefissati.

L’intervento di isolamento termico tramite cappotto, inoltre, non è esente da criticità legate alla specificità degli edifici.

In Italia, un’ampia percentuale del patrimonio immobiliare è costituita da abitazioni storiche o con muri complessi, che possono richiedere soluzioni tecniche individualizzate e non standardizzabili.

Alternative valide al cappotto: l’insufflaggio termico

Quello che abbiamo visto fino ad ora, non deve rappresentare un deterrente all’uso del cappotto termico.

Affidarsi a ditte competenti e soprattutto specializzate in questo intervento, può sicuramente portare a realizzare lavori di ottima fattura.

Va comunque detto che non sempre è possibile eseguire questo intervento (soprattutto se sono presenti vincoli architettonici in determinate tipologie di edifici storici, o se l’assemblea condominiale non raggiunge un’intesa sul via libera ai lavori), inoltre possono esserci svantaggi sul piano dei costi, spesso onerosi.

In casi come questi, se da precedenti analisi risulta che la problematica sta nel mancato isolamento di intercapedini vuote, è possibile optare per un’alternativa più economica e che non porterà a problematiche come quelle viste in precedenza: l’insufflaggio termico.

Cos’è l’insufflaggio, in poche parole

L’insufflaggio è una tecnica di isolamento termico che prevede il riempimento delle intercapedini vuote presenti nelle pareti perimetrali di un edificio.

Queste intercapedini, create spesso negli edifici costruiti tra gli anni ’60 e ’90, sono spazi vuoti tra le mura esterne e interne, originariamente pensati per fornire una barriera d’aria che fungesse da isolamento naturale.

Tuttavia, l’aria presente in queste cavità non rimane statica, ma genera moti convettivi che causano dispersioni termiche significative.

L’insufflaggio consiste nell’inserire materiali specifici, come schiume espanse isolanti, attraverso piccoli fori praticati nelle pareti, che vanno a riempire questi spazi vuoti, creando una barriera isolante continua.

Questo intervento non modifica l’aspetto esterno o interno dell’edificio e non richiede opere murarie invasive.

Ma perché questa opzione risulta così valida?

L’insufflaggio si distingue innanzitutto per la sua capacità di evitare alcuni dei problemi principali associati al cappotto termico, come la scarsa traspirabilità delle pareti.

A differenza del cappotto, che può creare una barriera non traspirante, l’insufflaggio riempie le intercapedini con materiali isolanti che permettono alle pareti di continuare a “respirare”.

Questo aspetto è fondamentale per scongiurare il rischio di muffa, fenomeno che spesso non dipende dalla coibentazione, ma piuttosto dal cattivo ricambio d’aria o dalla sostituzione degli infissi senza considerare l’importanza di monitorare l’umidità interna attraverso un igrometro.

Un altro aspetto rilevante è legato ai costi e ai tempi di realizzazione.

Mentre l’installazione di un cappotto termico può essere un processo lungo e costoso, l’insufflaggio può essere completato in un solo giorno per un appartamento di medie dimensioni.

Non richiedendo ponteggi o interventi invasivi, l’insufflaggio risulta meno oneroso: può costare fino a cinque volte meno di un cappotto termico.

Questa differenza di costo è particolarmente significativa considerando che, se realizzato male, un cappotto può durare appena 10 anni, mentre l’insufflaggio garantisce un’efficienza duratura nel tempo senza richiedere interventi frequenti di manutenzione.

Dal punto di vista tecnico, l’insufflaggio si adatta perfettamente a edifici con intercapedini di varia grandezza.

L’efficacia dell’isolamento dipende infatti dallo spessore delle intercapedini stesse: quanto più spazio c’è da riempire, tanto maggiori saranno i benefici in termini di comfort termico e risparmio energetico.

Inoltre, l’insufflaggio permette di ridurre drasticamente i ponti termici, ossia i punti in cui si verificano dispersioni di calore, grazie alla capacità dei materiali isolanti di adattarsi alle superfici interne delle pareti, garantendo una copertura omogenea.

I tempi di recupero dell’investimento sono un altro punto di forza di questa tecnica.

Rispetto al cappotto, l’insufflaggio permette di ottenere risultati più rapidi in termini di risparmio energetico, riducendo i costi delle bollette in breve tempo.

La sua semplicità e la velocità di esecuzione (basta una sola giornata lavorativa, per completare il tutto) rendono questo intervento una soluzione particolarmente vantaggiosa per chi cerca un miglioramento immediato e sostenibile.

Infine, per chi è preoccupato dai problemi di umidità o muffa, l’insufflaggio può essere affiancato dall’installazione di un sistema di ventilazione meccanica controllata (VMC), una soluzione efficace per garantire un corretto ricambio d’aria all’interno degli edifici, mantenendo così un comfort termoigrometrico ottimale e riducendo al minimo il rischio di condensa.

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